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Nel marzo del 2000 i Capi di Stato e di Governo Ue, riuniti nel Consiglio
europeo di Lisbona, hanno fissato per il 2010 un obiettivo strategico: far
diventare quella europea “l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e
dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile,
con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale” .
La Strategia lanciata a Lisbona - e
rinforzata l’anno dopo a Göteborg con
l’affiancamento della strategia europea per lo sviluppo sostenibile -
rappresenta la risposta dell’Unione europea alle principali sfide del nuovo
millennio, quali crisi economica, globalizzazione, invecchiamento della
popolazione e sfruttamento delle risorse naturali. Tra i passaggi fondamentali
per la sua attuazione, la creazione di un effettivo mercato interno, il
miglioramento dei sistemi educativi e formativi, la promozione delle politiche
di occupabilità, ricerca e innovazione e l’ammodernamento dei sistemi pubblici
e di governance.
Per assicurare il raggiungimento degli obiettivi, la Strategia richiedeva a
tutti gli Stati membri l’adozione di riforme strutturali nei diversi settori di
intervento: contesto economico, occupazione, innovazione e ricerca, riforme,
coesione sociale e sostenibilità ambientale.
Il bilancio di metà percorso non è però risultato soddisfacente, con i processi
di riforma ancora deboli o incompleti. Il 22 e 23 marzo 2005, durante il
Consiglio di Primavera, la Commissione ha pertanto proposto un
rilancio della Strategia, basato su un nuovo tipo di partenariato con
gli Stati membri e un focus su due aree specifiche: la crescita
e l’occupazione.
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